martedì 15 gennaio 2008

il Papa e la Sapienza

ricevo e pubblico una riflessione di Luciano Agazzone

Carissimo Giuseppe, vorrei allargare un pò il dibattito aperto sul blog in questi giorni uscendo dai ristretti confini della politica locale, non perchè i problemi di Borgomanero e dintorni non siano importanti (anzi ce ne sarebbero di importantissimi per la gente che però non vengono quasi mai affrontati o sono appena sfiorati), ma perchè ritengo che ogni tanto si debba parlare anche di princìpi e valori che, se calpestati, causano la morte di una Nazione.
Mi riferisco nello specifico alla visita (purtroppo mancata) del Santo Padre presso l'Università "La Sapienza" di Roma.

L'epilogo della vicenda mi ha lasciato letteralmente sconvolto, allibito, amareggiato e profondamente deluso. Il mio stato d'animo in questo momento è quello di un individuo che quasi si vergogna di essere cittadino di uno Stato come l'Italia che considero ormai alla deriva, anche se le mie convinzioni religiose mi spingono a non perdere mai la Speranza.
Ti assicuro che tutto mi sarei aspettato da certi personaggi della politica ma quello che è successo è veramente troppo e, se non si corre presto ai ripari, credo che questa nostra amata Patria rischi moltissimo.
Mi piacerebbe sentire forti le voci di dissenso, di tanti che si definiscono "democratici", contro questi "sapientoni" che di sapiente non hanno proprio nulla.
Sentire che l'Italia non vuole ascoltare e peggio ancora che non lascia parlare il Papa, capo della Chiesa Cattolica e massima autorità morale per miliardi di uomini, mi sconvolge, mi fa paura e mi fa ricordare i periodi peggiori della nostra storia millenaria.
Gli Stati Uniti invitano ed accolgono con tutti gli onori il capo dell'Iran (loro acerrimo nemico) dando a lui la possibilità di parlare presso la Colombia University e noi italiani del terzo millenio che abbiamo radici cristiane che trapassano il pianeta rifiutiamo la parola del Capo della Cristianità: è terribile tutto questo !
Vorrei tanto chiedere a coloro che, come me, si sentono profondamente offesi da questi fatti di reagire con coraggio, di non temere di manifestare pubblicamente la propria amarezza e soprattutto di lottare con forza perchè non abbiano ad essere calpestati i diritti sacrosanti di pensiero e di parola che i nostri padri hanno conquistato col sangue e che ora qualche politico di basso profilo tenta di riaffossare.
Vigilare in questo senso è nostro preciso dovere, sia di cittadini oltre che di cristiani convinti. Personalmente non mancherò di farlo ed invito anche altri che hanno le stesse idee e convinzioni a fare la medesima cosa.
Non sò se potrai aprire un dibattito in questo senso sul sito, ma io ho voluto esprimerti comunque le mie idee e spero di avere la possibilità di un confronto seppure a distanza anche con chi eventualmente la pensa in modo diverso.
L'ho fatto anche perchè purtroppo ho sentito molte voci contro la presenza del Papa alla Sapienza anche da parte di esponenti importanti del Partito Democratico e questo lo considero un grave passo falso in questa fase delicatissima della sua costituzione.

Con viva cordialità.
Luciano Agazzone

Per completezza riporto i link alla lettera del prof. Cini, che criticava l'invito a Benedetto XVI per via delle sue posizioni che (sintetizzo e banalizzo moltissimo, chi vuole può leggere il testo completo) mettono in discussione la separazione tra scienza e religione, ovviamente rivendicando un primato della religione, e la lettera di 67 professori della Sapienza a sostegno della posizione di Cini, in cui si fa riferimento ad una discutibile presa di posizione di Ratzinger (all'epoca Cardinale) sul processo a Galileo "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto".
Personalmente non sono molto in sintonia con i toni della lettera di Luciano. L'università ha impedito al Papa di parlare. A fronte della possibilità di contestazioni, l'università e il ministero dell'interno si sono adoperati per garantire le condizioni di sicurezza, l'invito non è stato revocato. Non è in discussione la libertà di parola di nessuno e tantomeno del Papa, ogni sua parola ha un'eco enorme su tutti i media, specialmente italiani. Semplicemente il Pontefice, temendo un clima non sereno ha preferito non intervenire e non esporsi al rischio di contestazioni. E' giusto garantire libertà di espressione, e anche di dissenso, a tutti purché in forme rispettose. Avrei preferito che la visita del papa non fosse annullata e che fosse stato dato spazio anche a chi non ne condivide le posizioni, le forme si possono trovare.
Capisco anche il punto di vista di uno scienziato che sia perplesso a sentire che la lectio magistralis verrà tenuta da qualcuno che pensa che Galileo aveva torto e andava condannato, temo purtroppo che alla fine questo episodio si sia rivelato un boomerang.

19 commenti:

Marco Foti ha detto...

Sono sconcertato ed avvilito che certa gente si richiami ai valori laici, infangandoli irrimediamilmente con certe azioni dementi. E pensare che a questi professori abbiamo affidato la futura classe dirigente del paese. Dove finiremo? Chiunque avesse avuto un po' di buon senso, volendo pure difendere Galileo, ad un avversario come il Papa (perchè tale lo considero) avrebbe dovuto dare il benvenuto accompagnandolo alla Sapienza con il proclama: "Lotterò a rischio della mia stessa vita per darti l'opportunità di esprimere il tuo dissenso".

W Gli autentici valori LAICI e LIBERALI

marco_foti@virgilio.it

Paolo ha detto...

Caro Marco illuminami sull'argomento perché sono a digiuno in materia: laicità é per forza anticlericarismo fondamentalista?
Grazie

Anonimo ha detto...

Caro Paolo, non ho capito se la tua è una provocazione, perchè credo tu abbia malinteso il senso del mio post. Cmq disponibile ad ogni chiarimento.

Saluti
Marco

Paolo ha detto...

Hai ragione "illuminami" é fuori luogo, girerebbero le balle anche a me, il senso della domanda, ti assicuro che voglio solo argomentare non provocare, rimane quello più candido possibile
Ciao a domani

luciano ha detto...

Considero importante tenere democraticamente aperto il dibattito sul caso della mancata visita del Papa alla "Sapienza" di Roma ed in risposta alle integrazioni di Giuseppe Volta dissento su molti punti ed in particolare laddove si afferma che non si è trattato di impedimento a parlare. Sono convinto invece del contrario, come già detto, e considero il fatto un grave gesto di intolleranza. Quello che più mi preoccupa però sono i complici silenzi del vasto mondo della cultura e dei media che, più o meno inconsapevolmente, ha sottovalutato le lettere di un gruppuscolo di pseudo studiosi estremamente ideologicizzati e che non ho dubbi definire "nostalgici sessantottini". Credo che non sia utile per nessuno nè ingigantire il fatto, nè assumere posizioni troppo confessionali ed integrali e neppure innalzare barricate, ma dissentire ed esprimere la propria amarezza per quanto successo questo non solo è utile ma è anche doveroso come è doveroso e legittimo andare a Roma domenica per manifestare solidarietà ed affetto al nostro Papa.

Ferruccio ha detto...

da aderente al PD, ma anche da laico convinto, mi dispiace della mancata presenza del Papa all' inaugurazione dell' anno accademico, sarebbe stata un'occasione di confronto. Però vorrei anche dire che le continue ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche negli affari interni italiani hanno contribuito non poco a portare a quello che è successo. Non credo che cercare di imporre i propri valori all' intera società dimostri grande saggezza, il nostro paese si chiama Italia e non Stato del Vaticano. ciò che è successo dovrebbe portare a riflettere tutti, Laici e Cattolici , sul come stare assieme rispettando le altrui idee.

Marco Foti ha detto...

Caro Paolo, non sono un professore, non ho la laurea, non ho studiato teologia, ma da sempre pratico ed amo da autodidatta, le scienze umanistiche e la filosofia. Questo per dirti che la concezione che ti darò di laicità, si baserà solo su miei convincimenti, senza ricorrere a definizioni canoniche da "Devoto oli". Il mio essere laico, per intenderci, mi ha persino portato ad inseguire e ricercare il confronto anche aspro, preferendo le opinioni a me contrarie da quelle scontatamente favorevoli, per sviluppare una maggiore capacità di autocritica e di senso critico, cercando sempre di mettermi nei panni dei miei interlocutori, per comprendere cosa davvero può arrivare loro del mio agire, pensare od essere. Il tutto partendo da tre pilastri fondamentali che poi sono divenuti metodi di interazione anche sociale: CURIOSITA', ASCOLTO, RISPETTO. In pratica se ciò che ci hanno propinato i media corrisponde al vero (perchè non sarebbe la prima volta) alla Sapienza non solo non sono per niente laici, ma hanno proprio perso il lume. Proprio perchè ritengo il Papa tra i principali avversari, se fossi stato alla Sapienza non avrei perso l'occasione per confrontarmi con lui e capire bene le sue ragioni. OCCASIONE PERSA e FIGURA di MERDA.

Saluti
marco_foti@virgilio.it

luciano ha detto...

Dissento da Ferruccio quando lamenta "continue ingerenze delle gerarchie ecclesiatiche negli affari interni italiani" e "imposizione dei propri valori all'intera società". Intanto mi piacerebbe che esemplificasse quando parla di "continue ingerenze". Personalmente non le vedo e poi sarebbe il caso di chiarire bene il concetto di ingerenza.
Riguardo poi al discorso dei "valori", anche qui non credo proprio che la Chiesa, specie di questi tempi, stia cercando di "imporre" i propri valori all'intera società. Caso mai, per sua specifica missione, cerca con fatica di "proporre dei valori" che, proprio perchè sono tali, sono utili a tutti, credenti e non.
Vorrei poi complimentarmi con Marco per la risposta intelligente che ha dato. Condivido ed apprezzo il suo concetto di laicità che non significa "anticlericalismo fondamentalista" ma tutt'altra cosa.
Anticlericali preconcetti e fondamentalisti ottusi sono stati invece i 67"sapienti" di Roma insieme al piccolo drappello dei loro sfortunati allievi che, come dice Marco, veramente hanno perso il lume, oltre che un'ottima occasione. La figura di M.... poi è stata colossale.

Paolo ha detto...

In tutta la vicenda il Santo Padre ne esce a testa alta,in occasione dell'ultima udienza ha detto a tutti che non si combatte la guerra con la guerra. Oscurantismo? Propaganda? Come la vogliate pensare, per me rimane un fondamento ampio.La stima per un'icona spesso dipinta come una macchietta di teutonica origine, é aumentata a dismisura, che non si curi dei fondamenti del marketing é palese e per me apprezzabile. Peccato che alcuni, non penso a te Marco, credano che la chiesa cattolica sia rimasta alla condanna di chi sosteneva la Terra rotonda

Anonimo ha detto...

Poiché vado in chiesa da quando sono al mondo mi prendo la briga di dire qualcosa su questa questione del Papa (notare la rispettosa maiuscola) alla sapienza.
1) Un breve promemoria dell’attività del cardinale Ratzinger (solo le cosette principali):
-ha segato decine di teologi che sostenevano cose che non gli garbavano
-ha spento intere correnti teologiche perché a suo giudizio erano difformi dalla ‘retta dottrina’
-ha delegittimato sacerdoti e vescovi in aree ‘difficili’ (Africa e America Latina) qualche volta mettendoli a rischio della pelle
-ha sospeso a divinis, epurato, cacciato preti, religiosi, direttori di riviste cattoliche, giornalisti, etc.
-ha esercitato un controllo teutonico sulle nomine di vescovi e cardinali, segando sistematicamente chiunque non fosse in linea con le proprie idee
-ha contribuito a segare tra l’altro il prof. Hans Kung che pure era stato colui che gli aveva aperto le porte dell’insegnamento teologico
-ha stroncato sistematicamente il Vaticano II
-da ultimo, come vera chicca, ha liberalizzato la messa in latino.
In breve, volendo riassumere, uno così si potrebbe paragonare al colera nella Napoli del ‘500: ha tolto di mezzo i migliori.
Uno così dovrebbe fare arrabbiare me che sono cattolico, non i mangiapreti.
2) Trovo abbastanza comica questa rincorsa di molti credenti e praticanti a difendere ed elogiare il papa, e contemporanaemente a fottersene completamente di quello che dice e invita a fare: il papa difende la famiglia e questi divorziano, il papa vieta il condom e questi lo usano, etc.
3) Trovo pure abbastanza comica questa rincorsa di molti non credenti e non praticanti a difendere ed elogiare il papa, e contemporaneamente a infischiarsene completamente di quello che dice, guardandosi ben bene dal contraddirlo
5) La cosa che trovo più comica però è il continuo riferimento al diritto di parola per chi non la pensa come noi, voltaire, etc.etc.
Perché se uno ha diritto di parola indipendentemente dalle sciocchezze (pare brutto usare altre espressioni) che dice e fa allora si dovrebbe essere coerenti e chiedere che alla prossima inaugurazione della Sapienza venga inviato anche il Mago Otelma (notare la rispettosa maiuscola, bisogna rispettare tutti).
Oppure se si vuole tutelare il diritto del Papa perché si ritiene degno di essere ascoltato in quanto non dice e non fa sciocchezze (pare brutto usare altre espressioni) allora si deve essere prima di tutto coerenti con se stessi e fare quello che dice lui: niente preservativo, messa in latino, rosari da mane a sera, obbedire quando parla ex cattedra e applausi scroscianti al passaggio della papamobile,.
Troppo comodo difendere il papa col didietro (pare brutto usare altre espressioni) degli altri.
Per parte mia, poiché sono completamente entusiasta di Cristo e del Vangelo e pur tuttavia trovo una sintonia per così dire un tantino ‘problematica’ tra il Padreterno e l’autorevole professore, talvolta mi accontento di cambiare canale quando (tutti i santi giorni che Dio manda in terra) i TG a reti unificate riportano quello che dice e fa: ma non perché non abbiamo diritto di farlo, ci mancherebbe, è così trendy essere volterriani. Solo perché, ogni tanto o tantissimo, sarebbe bello dare la parola anche a qualche cristiano cattolico romano praticante che (poveretto lui! Che residuato del sessantotto) non è proprio in linea con quanto l’augusto professore ha fatto in questi ultimi trent’anni (qualcuno è sopravvissuto alla disinfestazione contro il relativismo) e se lo incontrasse, in nome della libertà dei Figli di Dio, non gliele manderebbe a dire. Così come farei io nella assolutamente improbabile ipotesi che lo incontrassi: perché se ha diritto di parola lui a me ce l’ho pure io a lui. O no?
Quindi, è vero che quei poveretti dei 67 professori hanno miseramente sbagliato: visto che al papa di parlare con i professori che ce l’hanno con lui probabilmente non gliele interessa molto (il famoso ‘dialogo’), se a loro di quello che aveva da dire non gliene fregava niente (e li si può capire, per di più sono anticlericali) anche loro avrebbero potuto e dovuto disertare la lectio magistralis e andare a fare shopping nelle vie del centro o, meglio ancora, andare a fare lezione. Ma così… come dire, sommessamente e allegramente, insomma, verrebbe da dire, come farebbero dei cristiani.
L’ammiratore di vecchia data di gotto

Anonimo ha detto...

Scusa Beppe, una precisazione sul tuo commento.
La citazione da P. Feyerabend è travisata: a quanto leggo sul testo riportato sul sito della Stampa Ratzinger non mostra affatto di condividerla. E' ripresa per dire tutt'altro. Mi sembra quindi ragionevole ciò che ha scritto Giorgio Israel su L'Osservatore Romano di ieri sul punto:
'Anche la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un ostinato nemico di Galileo. Essi gli rimproverano di aver ripreso - in una conferenza tenuta proprio alla Sapienza il 15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt, Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) - una frase del filosofo della scienza Paul Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Non si sono preoccupati però di leggere per intero e attentamente quel discorso. Esso aveva come tema la crisi di fiducia nella scienza in sé stessa e ne dava come esempio il mutare di atteggiamento sul caso Galileo. Se nel Settecento Galileo è l'emblema dell'oscurantismo medioevale della Chiesa, nel Novecento l'atteggiamento cambia e si sottolinea come Galileo non avesse fornito prove convincenti del sistema eliocentrico, fino all'affermazione di Feyerabend - definito dall'allora cardinale Ratzinger come un "filosofo agnostico-scettico" - e a quella di Carl Friedrich von Weizsäcker che addirittura stabilisce una linea diretta tra Galileo e la bomba atomica. Queste citazioni non venivano usate dal cardinale Ratzinger per cercare rivalse e imbastire giustificazioni: "Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità". Esse piuttosto venivano addotte come prova di quanto "il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica".
In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna.'

Per concludere mi sembra che ci sia stato come minimo un equivoco nella lettura di quanto ha detto Ratzinger.
Un ammiratore di vecchia data di gotto

Riporto anche dal sito della Stampa:
E’ grande polemica in queste ore sulla visita del Papa alla Sapienza. Può essere interessante leggere che cosa disse il cardinale Joseph Ratzinger nell’occasione incriminata. La citazione è tratta dal libro: “Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell'Europa dei rivolgimenti”, Paoline, Roma 1992. Il caso Galileo: “Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne -già nel secolo successivo- elevato a mito dell'illuminismo. Galileo appare come vittima di quell'oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l'Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l'avversario della libertà e della conoscenza. Dall'altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell'uomo dalle catene dell'ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell'oscuro Medioevo. Secondo Bloch, il sistema eliocentrico -così come quello geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l'affermazione dell'esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. Egli scrive testualmente: «Dal momento che, con l'abolizione del presupposto di uno spazio vuoto e immobile, non si produce più alcun movimento verso di esso, ma soltanto un movimento relativo dei corpi tra loro, e poiché la misurazione di tale moto dipende dalla scelta del corpo assunto come punto di riferimento, così ?qualora la complessità dei calcoli risultanti non rendesse impraticabile l'ipotesi? adesso come allora si potrebbe supporre la terra fissa e il sole mobile». Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell'accaduto. Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità di calcolo. Fin qui, Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo» (3). Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive: «La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (4). Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica. Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?». Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. [...] Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica".

Giuseppe Volta ha detto...

ammiratore etc, a proporito del tuo primo post ci sta a pennello questo post fulminante del blog "e io che mipensavo" (http://eiochemipensavo.diludovico.it)


Mi è venuto in mente che papa Giovanni XXIII lo chiamavano il papa buono.

Perché a volte, ho pensato, bisogna far delle distinzioni.


(http://eiochemipensavo.diludovico.it/2008/01/17/buono/)

Marco Foti ha detto...

Caro anonimo (che il signore ti fulmini per questo ...scherzo!) cerchero di spiegare perchè mi trovo parzialmente daccordo con te, senza per questo sentirmi in contradizione.
Il mio ricorso sistematico a Voltaire, riferito ad un attegiamento da tenere difronte ad un pensiero a me avverso, è nello specifico quello del cardinale Ratzinger, in quanto rappresentante supremo della Chiesa, cioè dell'istituzione a me più distante; non intendo dire la mia mia persona, piuttosto che il mago Otelma, intendo lo scontro di pensieri contrapposti, in questo caso la ragione e l'illuminismo (con cui mi schiero) e la morale, cioè lo Stato Etico ben rappresentato dal Papa. E' chiaro che non mi sognerei di realizzare. ne tanto meno mi interesserebbe, un mondo dove qualsiasi idiota (come me) ha il diritto di confronto con il Papa e viceversa. Nel caso della Sapienza, "ERA" l'occasione, FINALMENTE, per potersi confrontare con quello che a giusta ragione tu hai descritto bene come una sorta di moderno templare, armato di cilicio ed acqua santa, a caccia del peccatore da punire/redimere. Per questo, hai perfettamente ragione nel ritenere comici i credenti (io se non lo hai capito non ho ricevuto il dono) che domenica acclameranno Papa Ratzinger all'angelus, tanto hanno il week-end libero, perchè i figli sono dalla prima e seconda moglie (l'attuale consorte ha un convegno e l'amante la febbre) senza rendersi conto che sono loro stessi l'oggetto principale delle reprimende del Pastore tedesco. Proprio per questo Ratzinger invece a me piace molto, perchè ben rappresenta che cosè realmente il "porporame" e la dottrina sociale della Chiesa. Chi è credente dunque, deve beccarsi il cilicio di Ratzinger, ringraziare il Signore per il privilegio e pregare in silenzio.
QUESTO per quanto concerne anonimus.

Sulla vicenda in se stessa, il mio sospetto che l'informazione ci abbia messo del suo è ora un dato di fatto. Una sessantina di professori (imbecilli comunque) su diverse centinaia cono una percentuale risibile, che comunque non può rappresentare la SAPIENZA, così come è poi apparso per la Stampa. Tali cattedratici, spalleggiati da un centinaio di scongelati (così li chiamo i sessantottini ever green)hanno posto una questione piuttosto sottile, per questo scivolosa e cretina, del tipo:
"E' inopportuno aprire l'anno accademico con le parole - SENZA POSSIBILITA' di CONTRADDITORIO - di chi meno rappresenta la scienza". Dunque nessun divieto al Papa che, lui si furbescamente, non ha perso tempo per trovare un'ottima scusa ed evitare un confronto VERO, visto che è abituato allo sventolio delle bandierine everywhere ed ai sorrisi stampati dei papaboys. Dunque dopo aver approfondito un po' di più, la mia personale sintesi sulla vicenda è la seguente:

- La Sapienza non è un covo di rincoglioniti (a parte una sessantina di scongelati)
- La stampa ITALIANA fa schifo.
- Il Papa è un furbacchione (bravo) e quando starnuta, in Parlamento e nel Paese fioccano i fazzoletti.

Saluti
marco_foti@virgilio.it

Rufus T. Firefly ha detto...

Non sono in grado di controbattere a citazioni così dotte, faccio solo un paio di domande: 1) il Papa non ha già un pulpito "abbastanza" visibile ed amplificato senza che un'universita' (di ROMA soprattutto) offra anche quello spazio? Davvero non ci sono altre personalita' artisti scienziati studiosi magari meno visibili che poteva valer la pena invitare?
2) Proprio perchè non mi pare che al Papa manchino spazi modi tempi e attenzione dei media per far sentire la propria voce (in Italia soprattutto) davvero è il caso di parlare di inaccettabili censure ed oscurantismo laico ecc..? Pensiamo che tutto questo spazio e tempo è stato sottratto ad altri molto meno visibili.. Questa è la vera censura.
3) non gli e' stato impedito di andare. Ha evitato per non avere contestazioni (e quindi evitare, di fatto, il confronto..)

luciano ha detto...

Marco, nei tuoi diversi interventi sull'argomento Papa-Sapienza rilevo un pò di contraddizioni, almeno dal mio punto di vista.
A "rufus t. firefly" invece debbo dire che non condivido nulla dei tre punti esposti, ma rispetto le tue idee. Se vuoi però possiamo proseguire nel confronto. Ciao.

Marco Foti ha detto...

Luciano dimmi pure cosa non ti convince, se vuoi approfondire meglio, come ho già detto più volte anche a chi si nasconde, utilizza pure la mia mail.
A presto Marco

marco_foti@virgilio.it

LT ha detto...

secondo me la lettera di Paolo Flores D'Arcais al Presidente Napoiltano (in uscita su Liberazione di Domenica) dice tutto quello che c'è da dire su questo argomento.

Caro Presidente,
tempo fa, dovendo scriverti per invitarti ad una iniziativa di MicroMega, chiesi tramite il tuo addetto stampa se dovevo continuare ad usare il “tu” della consuetudine precedente la tua elezione, o se era più consono che usassi il “lei”, per rispetto alla carica istituzionale. Poiché, tramite il tuo addetto stampa, mi facesti sapere che preferivi che continuassi a scriverti con il “tu”, è in questo modo che mi rivolgo a te in questa lettera aperta, tanto più che, essendo una lettera critica, mi sembrerebbe ipocrisia inzuccherare la critica con la deferenza del “lei”.

Il mio dissenso, ma si tratta piuttosto di stupore e di amarezza, riguarda la lettera di scuse che in qualità di Presidente, dunque di rappresentante dell’unità della nazione, hai inviato al Sommo Pontefice per l’intolleranza di cui sarebbe stato vittima. E’ verissimo che di tale intolleranza, di una azione che avrebbe addirittura impedito al Papa di parlare nell’aula magna della Sapienza, anzi perfino di muoversi liberamente nella sua città, hanno vociato e scritto tutti i media, spesso con toni parossistici.

Ma è altrettanto vero che di tali azioni non c’è traccia alcuna nei fatti. La modesta verità dei fatti è che il magnifico rettore (senza consultare preventivamente il senato accademico, ma mettendolo di fronte al fatto compiuto, come riconosciuto dallo stesso ex-portavoce della Santa Sede Navarro-Vals in un articolo su Re-pubblica) ha invitato il Papa come ospite unico in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico (a cui partecipano in nome della Repubblica italiana il ministro dell’università e il sindaco di Roma), e che, avutane notizia dalla agenzia Apcom il professor Marcello Cini (già dallo scorso novembre) e alcune decine di suoi colleghi (più di recente) hanno espresso per lettera al rettore un loro civilissimo dissenso.

Quanto agli studenti, nell’approssimarsi della visita alcuni di loro hanno espresso l’intenzione di manifestare in modo assolutamente pacifico un analogo dissenso, nella forma di ironici happening.

Il rettore Guarini ha comunque rinnovato al Papa l’invito, e tanto il Presidente del Consiglio Romano Prodi quanto il ministro degli Interni Giuliano Amato hanno esplicitamente escluso che si profilasse il benché minimo problema di ordine pubblico (malgrado la campagna allarmistica montata dal quotidiano dei vescovi italiani, “L’Avvenire”, rispetto a cui le dichiarazioni di Prodi e Amato suonavano esplicita smentita). Nulla, insomma, impediva a Joseph Ratzinger di recarsi alla Sapienza e pronunciare nell’aula magna la sua allocuzione.

Di pronunciare, sia detto en passant e per amore di verità, il suo monologo, visto che nessun altro ospite contraddittore o “discussant” era previsto, e un monolo-go resta a tutt’oggi nella lingua italiana l’opposto di un dialogo, checchè ne abbia mentito l’unanime coro mediatico-politico (che di rifiuto laicista del dialogo continua a parlare), a meno di non ritenere che tale opposizione, presente ancora in tutti i dizionari in uso nelle scuole, sia il frutto avvelenato del già stigmatizzato complotto laicista.

Tutto dunque lasciava prevedere che la giornata si sarebbe svolta così: mentre Benedetto XVI pronunciava il suo monologo nell’aula magna, tra il plauso deferente dei presenti (e in primo luogo del ministro Mussi e del sindaco Veltroni), ad alcune centinaia di metri di distanza alcuni professori di fisica avrebbero tenuto un dibattito sui rapporti tra scienza e fede esprimendo opinioni decisamen-te diverse da quelle del regnante Pontefice, e ad altrettanta debita distanza qualche centinaio di studenti avrebbe innalzato cartelli di protesta e maschere ironiche. Ironia che può piacere o infastidire, esattamente come le vignette contro il profeta Maometto, ma che costituisce irrinunciabile conquista liberale.

Dove sta, in tutto ciò, l’intolleranza? E addirittura la prevaricazione con cui si sarebbe messo al Papa la mordacchia (secondo l’happening inscenato in aula magna dagli studenti di Comunione e liberazione)?

A me sembra che intolleranza – vera e anzi inaudita – sarebbe stato vietare ad un gruppo di docenti di discutere in termini sgraditi ai dogmi di Santa Romana Chiesa, e ad un gruppo di studenti di manifestare pacificamente le loro opinioni, ancorché in forme satiricamente irridenti. Se anzi di tali divieti si fosse solo fatto accenno da parte di qualche autorità, credo che un numero altissimo di cittadini si sarebbe sentito in dovere di rivolgersi a te quale custode della Costituzione, con toni di angosciata preoccupazione per libertà fondamentali messe così platealmente a repentaglio. Ma, per fortuna (della nostra democrazia), nessun ac-cenno del genere è stato fatto.

Il Sommo Pontefice non era di fronte ad alcun impedimento, dunque. Ha scelto di non partecipare perché evidentemente non tollerava che, pur avendo garanzia di poter pronunciare quale ospite unico il suo monologo in aula magna, nel resto della città universitaria fossero consentite voci di dissenso, anziché risuo-nare un plauso unanime.

Non è, questa, una mia malevola interpretazione, visto che sono proprio gli am-bienti vaticani ad aver riferito che il Papa preferiva rinunciare a recarsi in visita presso una “famiglia divisa” (cioè il mondo accademico e studentesco della Universitas studiorum, la cui quintessenza istituzionale è però proprio il pluralismo delle opinioni). Ma pretendere quale conditio sine qua non per la propria partecipazione un plauso unanime non mi sembra indice di propensione al dialogo bensì, piuttosto, di vocazione totalitaria.

Non vedo dunque per quale ragione tu abbia ritenuto indispensabile, a nome di tutta la nazione di cui rappresenti l’unità, porgere al Papa quelle solenni scuse. Che ovviamente, data la tua autorità, hanno fatto il giro del mondo. Se c’è qualcuno che aveva diritto a delle scuse, semmai, è il gruppo di illustri docenti, tutti nomi di riconosciuta statura internazionale nel mondo scientifico, e che tengono alto il prestigio italiano nel mondo, a contrappeso dell’immagine di “mondezza” e politica corrotta ormai prevalente all’estero per quanto riguarda il nostro paese. Questi studiosi sono stati infatti accusati di fatti mai avvenuti, e insolentiti con tutte le ingiurie possibili (“cretini” è stato il termine più gentile usato dai maestri di tolleranza [Cacciari, ndD] che si sono scagliati contro il diritto di critica di questi studiosi).

Né si può passare sotto silenzio il contesto in cui il monologo di Benedetto XVI si sarebbe svolto, contesto caratterizzato da due aggressive campagne scatenate dalle sue gerarchie cattoliche. Trascuriamo pure la prima, cioè i rinnovati e sistematici attacchi al cuore della scienza contemporanea, l’evoluzionismo darwiniano (bollato di “scientificità non provata” da un recente volume ratzingeriano uscito in Germania), benché il rifiuto della scienza non sia cosa irrilevante per chi dovrebbe aprire l’anno accademico della più importante università del paese.

Infinitamente più grave mi sembra la seconda, la qualifica di assassine scagliata dal Papa e dalle sue gerarchie, in un crescendo di veemenza e fanatismo, contro le donne che dolorosamente abbiano scelto di abortire. Questo sì dovrebbe risultare intollerabile. Se un gruppo di scienziati accusasse Papa Ratzinger, o solo an-che il cardinal Ruini, il cardinal Bertone, il cardinal Bagnasco, di essere degli as-sassini, altro che lettere di scuse!

E perché mai, invece, ciascuno di loro può consentirsi di calunniare come assas-sina, nel silenzio complice dei media e delle istituzioni, ogni donna che abbia deciso di utilizzare una legge dello Stato confermata da un referendum popolare?

Se vogliono rivolgersi alle donne del loro gregge ricordando che l’aborto, anche un giorno dopo il concepimento, è un peccato mortale, e che quindi andranno all’inferno, facciano pure, proprio in base a quel “libera Chiesa in libero Stato” che il Risorgimento liberale e moderato di Cavour ci ha lasciato in eredità. Ma diffamare come assassine cittadine italiane che nessun reato hanno commesso è una enormità che non può essere passata sotto silenzio, e non sono certo il solo ad essermi domandato con amarezza perché, in quanto custode dell’unità della nazione e dunque anche delle sue radici risorgimentali, tu non abbia fatto risuonare la protesta dello Stato repubblicano.

La canea di accuse e di menzogne di questi giorni mi ha portato irresistibilmente alla memoria una piccola esperienza di oltre quarant’anni fa, nel 1966, quando – giovane universitario iscritto al Partito comunista da meno di tre anni – vissi incredulo l’esperienza di un congresso (l’XI, se non ricordo male) di un Partito che si vantava di essere sostanzialmente più libero e democratico degli altri (per questo, del resto, vi ero entrato, come milioni di italiani), in cui Pietro Ingrao, per aver moderatissimamente avanzato l’idea di un “diritto al dissenso” fu investito da una esondazione di critiche e vituperi, compresa l’accusa di essere proprio lui un intollerante!

Con una differenza sostanziale e preoccupante: che allora tale capovolgimento della realtà, versione soft ma non indolore dell’incubo orwelliano, riguardava solo un partito. Oggi investe l’intero paese, la sua intera classe politica, la quasi totalità dei suoi mass-media.

Ecco perché spero che tu voglia prestare attenzione anche all’angosciata preoc-cupazione di quei segmenti laici (o laicisti, come preferisce la polemica corrente) del paese, non so se maggioritari o minoritari (ma la democrazia liberale, a cui ci hai più volte richiamato, è garanzia di parola e ascolto anche per il dissenso più sparuto, fino al singolo dissidente), che ormai vengono emarginati o addirittura cancellati dalla televisione, cioè dallo strumento dominante dell’informazione, e il cui diritto alla libertà d’opinione viene di conseguenza vanificato, mentre ogni tesi oscurantista può dilagare e spadroneggiare.
Con stima, con speranza, con affetto, credimi,
tuo Paolo Flores d’Arcais.

Anonimo ha detto...

Caro It, secondo te la lettera di Paolo Flores D'Arcais dice tutto quello che c'è da dire sull'argomento "Papa e la Sapienza", secondo me invece dice tante, anzi tantissime cose inesatte e certamente non condivisibili che contrastano persino col pensiero del laicissimo Napolitano (ed è tutto dire). Ciao.

Rufus T. Firefly ha detto...

dal mio precedente intervento e' chiaro che non posso che condividere le opinioni di marco e di lt, oltre che l'intervento di Flores d'Arcais da lui riportato. Circa le posizioni di anonimo e luciano, che evidentemente rispetto, purtroppo intravedo il solito "limite" di qualunque confronto cui io assista o partecipi ultimamente. Cioe' tutti noi riteniamo UN FATTO gia' qualcosa di diverso (figuriamoci poi l'interpretazione). Ovviamente se non c'e' accordo nemmeno sul fatto che al papa sia stato IMPEDITO di andare o non ci sia andato per sua scelta (legittima, fa il suo mestiere) difficilmente si trovera' qualche mediazione su altri temi naturalmente ben piu' soggetti ad interpretazione (a proposito del fatto ad esempio che luciano non vede ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche..) Mediazione che in effetti non e' nemmeno necessario trovare: il confronto e' anche la convivenza di punti di vista differenti, e perche' no anche talvolta inconciliabili, che si ascoltano volentieri proprio in quanto differenti.
Una sola nota (scherzosa ma non polemica): a me appare curioso che qualche decina di professori rimbambiti e un gruppuscolo di nostalgici ecc ecc siano riusciti ad impedire al Papa di parlare.. Se e' cosi' allora fa veramente notizia, ma non per l'intolleranza e l'oscurantismo ma perche' sono dei veri maghi e sono sprecati in quello che fanno..