Da alcuni giorni il sito web di Borgomanero Viva non è più online. Già da molti mesi era sostanzialmente inattivo e i pochi messaggi si limitavano a chiedere se BorgomaneroViva fosse effettivamente ancora viva. Dopo la vivace campagna elettorale l'attività del gruppo sembra essersi affievolita, aspettiamo notizie.
martedì 11 marzo 2008
Lele Caione propone gli emandamenti al bilancio
Nel consiglio di sabato prossimo si discuterà la relazione previsionale e programmatica, il Bilancio di Previsione 2008 e bilancio pluriennale 2008-2010. Lele Caione ha presentato alcuni emendamenti. Il primo è contro la realizzazione del parcheggio in piazza Salvo d'Acquisto, proposta contro cui Lele si era già espresso in Consiglio. Lele torna anche sulla proposta di migliorare il collegamento pedonale tra area PEEP e centro storico. Un altro emendamento riguarda il Museo di Santa Cristina che secondo Caione deve essere considerato tra i punti di riferimento culturali del comune di Borgomanero, non solo della frazione.
1) Stanziamento parcheggio Piazza Salvo D’ Acquisto
20080.101\201.00\20811.12
Si propone di sostituire con = 0,00 euro
2) Trasferimento al CISS per Convenzione 1100405\105.15\10454 122
Si propone utilizzo lascito Pennaglia per integrazione fondi destinati all’ Ente Gestore (CISS) da utilizzare per incremento numero di “assegni di cura“
150.000,00 €
3) Acquisizione fabbricato ex-Enel 20911
Si propone di sostituire con:
a) Risistemazione e ammodernamento parcheggio piazzale Aldo Moro e collegamento dello stesso con centro cittadino tramite percorso pedonabile – ciclabile, lungo torrente Agogna.
500.000 €
b) Finanziamento costruzione 3° lotto ( centro riabilitazione) del Centro Territoriale Handicap, ex Foro Boario.
500.000 €
c) Individuazione struttura idonea da adibire a Poliambulatorio in sostituzione dell’attuale sito in Via Fornari n° 10.
500.000 €
4) Inserimento:
a) Istituzione servizio “ piedibus “ per accompagnamento bambini a scuola.
10.000 €
b) Finanziamento progetto educativo di contrasto al fenomeno del bullismo nelle scuole medie e medie - superiori
10.000 €
c) Completamento passaggio pedonale lungo “muro legale” per raggiungimento nuova passerella pedonale sul Torrente Agogna.
20.000 €
Si propone reperimento fondi da 601 “comunicazione”.
5) Inserimento nel progetto 501 “ Servizi e attività culturali “
a) Progetto istituzione laboratori didattici tematici su mestieri e tradizioni civiltà contadina presso il Museo Etnografico Civiltà Contadina, frazione Santa Cristina di Borgomanero.
80.000 €
b) Parziale finanziamento lavori rifacimento pavimento Museo Etnografico Civiltà Contadina, frazione Santa Cristina di Borgomanero.
20.000 €
Si propone reperimento fondi da fondo frazioni e da 601 “comunicazione”.
6) Inserimento:
a) Posizionamento barriere acustiche confine Parco Resistenza – case limitrofe
80.000 €
Si propone reperimento fondi da 20151 “videosorveglianza”.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
1 commenti
le liste per le elezioni politiche: PD, Pdl, Lega
Le liste per le elezioni politiche: per il PD confermata la lista già anticipata la scorsa settimana con Rampi sesta alla camera e Biondelli ottava al senato. Per la Lega M. Piera Pastore è al 5° posto alla camera, Cota 2° e Buonanno 3°. Nel PdL Mancuso è all’11° posto e Nastri al 12°. Galli come anticipato è in posizione molto difficile: al 16° posto. La Repubblica di ieri scriveva che i circoli di Dell’Utri hanno avuto solo 5 posti sicuri (come i circoli della Brambilla) ed evidentemente Galli non è riuscito ad entrare nella cinquina.
Partito Democratico – Camera – Piemonte 2
1 Bobba Luigi
2 Damiano Cesare
3 Lovelli Mario
4 Barbi Mario
5 Fiorio Massimo
6 Rampi Elisabetta
7 Billò Lucetta
8 Borghi Enrico
9 Fornaro Federico
10 Canuto Edgardo
11 Arnaldo Maria Grazia
12 Scavino Massimo
13 Paladini Sara
14 Sutera Antonio
15 Petrera Michela
16 Verri Andrea
17 Mozzone Andrea
18 Donetti Jenny
19 Bertolino Olga
20 Brina Massimo
21 Allegra Emanuela
22 Gebbia Alessandra
Partito Democratico – Senato – Piemonte
1 Emma BONINO
2 Roberto DELLA SETA
3 Mauro Maria MARINO
4 Magda NEGRI
5 Pietro MARCENARO
6 Maria LEDDI IN MAIOLA
7 Stefano CECCANTI
8 Franca Maria Grazia BIONDELLI
9 Giorgio CALABRESE
10 Maria MERLO
11 Silvana SANLORENZO
12 Rita DE LIMA
13 Giulio Cesare RATTAZZI
14 Marina COSTA
15 Gavino OLMEO
16 Piera LEVI-MONTALCINI
17 Paolo Fausto BARCUCCI
18 Giuseppe MARSAGLIA CAGNOLA
19 Salvatore IPPOLITO
20 Maria Grazia RANGHINO
21 Giovanna AGOSTI
22 Patrizia MANASSERO
Lega Nord Piemont Padania – camera – Piemonte 2
1. BOSSI Umberto Cassano Magnago (VA) 19/09/1941
2. COTA Roberto Novara (NO) 13/07/1968
3. BUONANNO Gianluca Borgosesia (VC) 15/05/1966
4. SIMONETTI Roberto Biella (BI) 05/04/1973
5. PASTORE Maria Piera Borgomanero (NO) 27/02/1959
6. FOGLIATO Sebastiano Torino (TO) 28/09/1967
7. GRASSANO Maurizio Alessandria (AL) 22/04/1962
8. ISAIA Stefano Cuneo (CN) 15/01/1978
9. PREIONI Alberto Domodossola (VB) 20/04/1982
10. FERRARIS Antonella Domodossola (VB) 20/04/1957
11. LUMIERA Cinzia Alessandria (AL) 04/11/1975
12. FONTANELLA Arturo Arborio (VC) 16/01/1950
13. QUAGLIA Giovanna Asti (AT) 30/05/1966
14. FAGNANI Silvana Milano (MI) 16/09/1954
15. ALMONDO Roberto Torino (TO) 26/02/1975
16. MOSCA Michele Biella (BI) 11/02/1973
17. STRADA Stefano Omega (VB) 05/04/1973
18. MONETTO Sara Mondovì (CN) 24/08/1975
19. ULANDI Manuela Alessandria (AL) 18/09/1969
20. MILANI Vanna Pralungo (VC) 01/10/1963
21. FASSINO Andrea Asti (AT) 20/05/1982
22. STROZZI Claudio Novara (NO) 14/06/1955
Lega Nord Piemont Padania – Senato – Piemonte
1. CALDEROLI Roberto Bergamo (BG) 18/04/1956
2. DAVICO Michelino Bra (CN) 01/03/1961
3. MONTANI Enrico Verbania (VB) 27/09/1967
4. BOLDI Rossana Lidia Tortona (AL) 05/04/1953
5. CAROSSA Mario Torino (TO) 11/07/1959
6. CARDONA Giuseppe Valfenera (AT) 17/04/1965
7. FRANZINELLI Mauro Cles (TN) 31/01/1958
8. CALLIGARO Arturo Torino (TO) 30/08/1954
9. FOSSALE Ercole Vercelli (VC) 23/07/1947
10. CAMPARI PERICOLI Margherita Milano (MI) 14/08/1948
11. REY Silvano Andorno Micca (BI) 18/03/1943
12. LUONGO Angela S. Gregorio Magno (SA) 01/07/1954
13. TESTA Serenella Castellamonte (TO) 08/07/1948
14. FUMAGALLI Anna Cannobio (VB) 16/05/1961
15. LONGHETTI Enrica Varallo (VC) 31/05/1952
16. BERARDO Mario Busca (CN) 08/06/1951
17. BORLA Marisa Ciriè (TO) 02/04/1952
18. CORRADINO Claudio Cossato (BI) 25/08/1959
19. SELLA Giulia Maria Torino (TO) 20/08/1955
20. BEATRICE Roberto Borgomanero (NO) 30/06/1967
21. CERRATO Irma Agnese Torino (TO) 06/11/1937
22. GROLLA Antonello Santhià (VC) 21/05/1961
Pdl - CAMERA Piemonte 2
1) Silvio Berlusconi Milano, 29 settembre 1936
2) Gianfranco Fini Bologna, 3 gennaio 1952
3) Lucio Stanca Lucera (Fg) 20 ottobre 1941
4) Marco Zacchera Verbania 10 ottobre 1951
5) Maria Teresa Giovanna Armosino Torino 20 luglio 1955
6) Enrico Costa Cuneo, 29 novembre 1969
7) Alessandro Ruben Roma, 14 ottobre 1966
8) Giuseppe Carlo Ferdinando Vegas Milano, 16 giugno 1951
9) Roberto Rosso Casale Monferrato (Al) 20 settembre 1960
10) Francesco Pietro Stradella Felizzano, (Al) 12 maggio 1941
11) Gianni Mancuso Sanpellegrino Terme (Bg) 24 luglio 1957
12) Gaetano Nastri Boscoreale (Na) 18 marzo 1968
13) Vario Cattaneo Varese 13 settembre 1965
14) Marco Botta, Casale Monferrato (Al) 10 novembre 1960
15) Roberto Marmo Canelli (At) 17 gennaio 1952
16) Daniele Galli Premosello Chiovenda (Vb) 4 giugno 1954
17) Ambrogio Invernizzi Cuneo, 25 dicembre 1966
18) Cristiano Bussola Alessandria, 4 gennaio 1967
19) Carlo Riva Vercellotti Novara 5 luglio 1970
20) Alberto Cortopassi Novara 1 novembre 1963
21) Roberta Pella Biella, 6 marzo 1970
22) Andrea Del Mastro Delle Vedove Gattinara (Vc) 22 ottobre 1976
Pdl – SENATO - Piemonte
1) Enzo Giorgio Secondo Ghigo - Torino, 24 febbraio 1953
2) Ugo Giovanni Martinat - Settimo Torinese (To), 28 aprile 1942
3) Aldo Scarabosio - Asti, 16 dicembre 1940
4) Lucio Malan - Luserna San Giovanni (To), 30 luglio 1960
5) Andrea Fluttero - Chivasso (To), 17 febbraio 1958
6) Valter Zanetta - Domodossola (Vb) 11 aprile 1951
7) Lorenzo Piccioni - Soresina (Cr), 7 aprile 1954
8) Giuseppe Menardi - Cuneo, 1 luglio 1953
9) Maria Rizzotti - Firenze, 8 novembre 1953
10) Gilberto Pichetto Fratin - Veglio (Bi), 4 gennaio 1954
11) Tommaso Zanoletti - Cortemilia (Cn), 4 febbraio 1944
12) Sergio Ebarnabo -Asti, 11 maggio 1956
13) Fabrizio Comba -Torino, 24 marzo 1966
14) Benedetto Nicotra - Catania, 6 novemnbre 1953
15) Antonio Giovanni Maconi -Pavia, 21 dicembre 1963
16) Maurizio Alberi -Milano, 23 febbraio 1947
17) Elvi Rossi -Pinerolo (To), 20 aprile 1959
18) Franca Audisio -Torino, 29 gennaio 1939
19) Fabrizio Bertot - Torino ,23 febbraio 1967
20) Claudio Brero -Torino, 7 agosto 1964
21) Giuseppe Lauria -Cuneo, 3 maggio 1961
22) Giulio Abbate - Cerreto Langhe (Cn), 5 aprile 1949
Pubblicato da
Giuseppe Volta
1 commenti
domenica 9 marzo 2008
Consiglio Comunale del 15-3: l'ordine del giorno
Il consiglio comunale è stato convocato per sabato 15 marzo alle ore 9.
L'ordine del giorno è pubblicato sul sito del comune. Dopo 3 mesi senza consiglio gli argomenti sono ovviamente numerosi e importanti: bilancio, piano delle opere pubbliche, piano regolatore per il centro storico, aumenti di tasse e imposte, fondazione Marazza, parecchie interrogazioni e interpellanze dell'opposizione.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
Liste PdL, fuori Galli per far spazio a M. Piera Pastore?
Secondo Tribuna Novarese (giornale vicino alla lega) di Venerdì l'on. Daniele Galli non verrebbe ricandidato in posizione sicura, mentre avrebbe buone possibilità Maria Piera Pastore. Cota capolista in Piemonte 1 e 2, conferma per Mancuso e Zacchera, il vicepresidente della provincia di Vercelli Buonanno viene dato in posizione sicura. L'articolo non cita Nastri, potrebbe essere un segnale che rinuncia per candidarsi alla presidenza della provincia l'anno prossimo.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
Tribuna Novarese apre la redazione di Borgomanero
Tribuna Novarese ha inaugurato venerdi la redazione di Borgomanero, si trova in via Sanado, vicino all'Osteria della Corte. Buon lavoro a Gigi Balestra e colleghi.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
5
commenti
martedì 4 marzo 2008
Consiglio Comunale, anche ad Omegna "non si usa più"
Amministrazione di centro destra anche ad Omegna e anche li i consigli comunali si diradano, come segnala il blog della Margherita.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
1 commenti
Incontri dell'Amministrazione a S. Stefano e Vergano
Dopo due mesi di pausa riprendono gli incontri dell'Amministrazione nelle frazioni. Il calendario è il seguente: a Santo Stefano l'incontro è previsto il 4 marzo all' ACLI; a Vergano l'incontro è previsto nella Sala Riunioni accanto alla Chiesa Vecchia il 6 marzo, inizio alle 21.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
lunedì 3 marzo 2008
Franca Biondelli candidata al Senato (ottava), Elisabetta Rampi alla Camera (sesta)
Secondo le liste pubblicate da Repubblica.it Franca Biondelli è candidata al Senato (Piemonte, ottavo posto), Elisabetta Rampi è candidata alla Camera nel Piemonte 2 al sesto posto.
Una bella sfida per la Biondelli, posizione più sicura quella della Rampi, tutto dipende dal risultato del PD che ci auguriamo ottimo.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
Etichette: politica
più tasse per tutti: malumori anche in Forza Italia
Il Corriere di Novara di sabato riferisce dell'intervento di Gian Felice Forzani contro l'aumento dell'addizionale irpef. Forzani, in Forza Italia fin dal ’94, calcola un aumento medio di 102 euro a famiglia che, sottolinea, arriva in un periodo di congiuntura economica sfavorevole. L'esponente di FI vista la situazione di bilancio mette in discussione l’effettiva necessità delle opere inserite nel piano dell’amministrazione: ad esempio il nuovo parco (500.000 euro) e il rifacimento dei corsi (1.380.000 euro).
Pubblicato da
Giuseppe Volta
17
commenti
Etichette: politica
marzo in rosa

Un intero mese di eventi dedicati alle donne. E' iniziato sabato con la conferenza “Voglio farcela da sola” dedicata all’impresa al femminile e continuerà per tutto marzo con intrattenimenti, conferenze, danza, cinema, mostre, teatro musica e con il "menù in rosa" nei ristoranti borgomaneresi.
Il programma completo è sul sito del comune.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
a San Marco si eliminano le strade pedonali
Da San Marco mi scrivono:
volevo segnalare che l'attuale amministrazione comunale il giorno 27 febbraio in frazione San Marco ha trasformato la strada pedonale che fa comunicare il parcheggio della chiesa nuova con quello della chiesa vecchia-asilo in una strada a senso unico percorribile dalle auto (direzione parcheggio chiesa nuova-chiesa vecchia/asilo).
Quella strada è sempre stata l'unica strada pedonale della frazione che consentiva ad anziani, mamme e bambini di andare a scuola, in chiesa, all'oratorio e all'asilo a piedi senza la preoccupazione delle auto che sulla strada principale sono sempre numerose (non solo auto ma anche mezzi pesanti che non dovrebbero passare sul ponte del fiume Agogna…ma tanto non c’è nessuno che controlla). Questa strada si trova vicino all'unico parco della frazione e quindi permetteva di creare una zona “off limit” per le auto e a misura delle famiglie che potevano accompagnare i loro figli al parco, a scuola, in chiesa e all’oratorio L'accesso al senso unico è molto difficoltoso visto che le macchine parcheggiano su entrambi i lati della carreggiata da cui vi si accede e finisce in un parcheggio al quale è possibile accedere da tutte le direzioni. In questo modo un auto che percorre il senso unico si potrebbe trovare bloccata perché il parcheggio nel quale va a finire è pieno o perché le auto parcheggiano davanti all'uscita del senso unico stesso.
Questa modifica della viabilità risulta molto pericolosa perché le persone continuano a percorrere a piedi o in bicicletta la strada anche in senso opposto a quello consentito.
L'attuale amministrazione comunale in questo modo vuole migliorare la viabilità della frazione?
A San Marco ci sono già molti parcheggi che non vengono sfruttati (come quello vicino alle poste). Si potrebbero mettere dei segnali che indicano la presenza del parcheggio che si trova poco distante dalla chiesa nuova. Nel caso di manifestazioni o di particolari situazioni i segnali consentirebbero di convogliare le auto nei parcheggi adibiti.
Questa scelta fatta dall'attuale amministrazione di centro-destra come altre prese recentemente per la frazione hanno dimostrato ancora una volta che le decisioni vengono prese per risolvere gli interessi personali di pochi (da coloro che non vogliono sentirsi disturbati dalle auto che parcheggiano vicino a casa propria o da coloro che non vogliono percorrere un metro in più a piedi perché troppo gravoso) e senza coinvolgere per intero la popolazione dato che questa decisione danneggia molti.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
5
commenti
Etichette: politica
domenica 2 marzo 2008
circolo PD di Borgomanero: Papi Traore il più votato
218 votanti a Borgomanero, circa il 25 % rispetto al 14 ottobre, percentuale piuttosto bassa. Ottima invece la partecipazione degli immigrati, non a caso il candidato più votato è stato di gran lunga Papi Traore, immigrato senegalese. Coordinatore è stato eletto Pierluigi Pastore, unico candidato.
Affluenza alta invece ad Arona con oltre 500 votanti, più del 50% rispetto al 14 ottobre, eletta coordinatrice Adele Pastore. Anche Veruno molto bene con 67 votanti, oltre il 50% rispetto al 14 ottobre, (la media nazionale è poco sopra il 30%) eletto coordinatore Giuseppe Nobile.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
Etichette: politica
sabato 1 marzo 2008
sostegno a Veltroni e a Franca Biondelli
Voglio esprimere la mia soddisfazione per la scelta di Walter Veltroni di candidare Franca Biondelli.
Come ha detto Veltroni in occasione della presentazione: “Il Pd è il partito dell’Italia che lavora, che produce, che sta in piedi. Le candidature di operai, precari, dipendenti pubblici stanno a dimostrare proprio questo” e ancora “Nelle candidature dimostriamo l’impegno di portare in Parlamento persone che siano parte della vita reale del paese e quindi forze ed energie nuove”.
Franca conosce molto bene la realtà di chi lavora e si è impegnata molto per il Partito Democratico. Come borgomanerese sono felicissimo e parlando con i miei concittadini raccolgo molto entusiasmo. Sono certo che la sua presenza in parlamento sarà importante per il nostro territorio perché è una persona che sa ascoltare la gente.
Giuseppe Volta
Pubblicato da
Giuseppe Volta
15
commenti
Etichette: politica
giovedì 28 febbraio 2008
cresce ancora l'inquinamento a Borgomanero
mi scrive Enrico Marone, presidente del circolo di Legambiente
Ciao,
a seguito degli inquietanti valori di inquinamento da PM10 riscontrati negli ultimi giorni ho mandato ieri una mail al comune e questa mattina ho consegnato all'ufficio protocollo la seguente lettera indirizzata al Sindaco e all'Assessore all'Ambiente:
Dal sito della Provincia di Novara abbiamo rilevato il superamento della soglia di legge dei 50mcg/mc per oltre 5 giorni consecutivi, ieri eravamo infatti al sesto giorno, così come comunicatovi via e-mail sul sito del Comune.
I valori tra l'altro sono particolarmente elevati:
data mcg/mc
21/02/08 62
22/02/08 96
23/02/08 116
24/02/08 110
25/02/08 85
26/02/08 87
Nei giorni di sabato e domenica i valori sono oltre il doppio del limite.
A quanto ci risulta, dopo il quinto superamento consecutivo devono essere messi in atto provvedimenti per la riduzione dei valori registrati, a tutela della salute dei cittadini.
Chiedo quindi di sapere quali provvedimenti verranno presi da codesta amministrazione.
Per inciso oggi il limite è stato ancora superato (77 µg/m3) e quindi siamo a sette giorni di superamento consecutivi, 19 superamenti da inizio anno su un massimo di 35.
Ti ringrazio se vorrai parlarne sul tuo blog.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
Etichette: ambiente
Franca Biondelli: già pronto lo slogan per la campagna elettorale
Pubblicato da
Giuseppe Volta
7
commenti
Etichette: politica
Franca Biondelli candidata al Parlamento

“Il Pd è il partito dell’Italia che lavora, che produce, che sta in piedi. Le candidature di operai, precari, dipendenti pubblici stanno a dimostrare proprio questo”. Così Walter Veltroni ha presentato questa mattina alcune candidature del mondo del lavoro che saranno presenti nelle liste del Partito democratico. Oltre ad Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen sopravvissuto alla tragedia torinese del dicembre scorso, la cui candidatura era già stata annunciata, il leader del Pd ha presentato anche quelle di Loredana Ilardi, palermitana di 33 anni e operatrice in un call center con uno stipendio di 700 euro al mese, e Franca Biondelli (a sinistra nella foto) dipendente di una Asl piemontese. “Nelle candidature dimostriamo l’impegno di portare in Parlamento persone che siano parte della vita reale del paese e quindi forze ed energie nuove. Il nome di Boccuzzi è stato il primo che ho fatto, perchè Antonio è legato ad una delle tragedie più grandi della storia del lavoro in Italia. L'ho ascoltato in questi giorni e mi ha colpito molto il senso di responsabilità che pone in una battaglia che deve essere di tutti, quella della sicurezza del lavoro".
www.partitodemocratico.it
www.unita.it
l'unione sarda.it
TG1 Franca a fianco di Veltroni nella conferenza stampa (minuto 9:30 circa)
Pubblicato da
Giuseppe Volta
1 commenti
Etichette: politica
mercoledì 27 febbraio 2008
neurochirurgia, il punto di vista di un paziente
La recente nomina del primario di neurochirurgia a Novara ha suscitato molte discussioni. Gli attestati di stima per il dott. Panzarasa e per l'equipe del reparto sono stati numerosissimi. Un lettore del blog ci porta il punto di vista di chi ha conosciuto da vicino il reparto.
Caro Beppe,
Avrai letto anche tu i fatti riguardanti la neurochirurgia dell'ospedale maggiore di Novara. Immagino quindi la vicenda ti sia nota, per quanto possa trasparire sui mezzi d'informazione, e avrai letto anche tu, oggi (26-2-2008), la lettera firmata pubblicata sulla La Stampa.
E' difficile entrare nel merito, e anche se i contorni della vicenda appaiono chiari non è opportuno aggiungere altro.
Però ci sono persone che assistono sgomente a tali fatti: sono le persone che hanno conosciuto quel reparto come pazienti. Io sono uno di loro, è stata una tappa del mio percorso clinico, che è proseguito, per motivi che ometto perchè troppo lunghi da spiegare, in altre strutture.
Se ho la fortuna di affrontare serenamente la mia storia clinica è anche grazie alla "magia" che s'instaura tra chirughi e pazienti. E' difficile da spiegare, ma posso testimoniare che tra chirurghi e pazienti nasce una sorta di comunicazione, di "empatia", di "fiducia" che non è solo fiducia, e che tutto ciò è determinate per un buon "risveglio" e per una eccellente qualità della vita per il tempo che resta.
Terzani scrisse che la durata della vita è dipendente dalla forza interiore del paziente e da quanto è ordinata ogni sua giornata.
Questa forza interiore si fortifica con i buoni incontri, dove nasce la "fiducia". Panzarasa è stato per me uno di questi incontri. Una sottile linea rossa che custodisco gelosamente, come credo facciano le molte persone che hanno avuto il proprio cervello nelle mani di un bravo neurochirurgo.
E non ho altro da aggiungere.
Luigi Andrea Bedoni
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
Etichette: società
commemorazione di Achille Marazza, il testo è online
Avevo già segnalato a luglio la splendida conferenza di Gianni Cerutti nella commemorazione di Achille Marazza. Per chi se la fosse persa il testo ora è online sul sito della Fondazione Marazza.
aggiornamento: il sito della Fondazione Marazza è fuori uso
pubblico direttamente qui il testo (cliccare su "leggi il seguito...")
Giovanni A. Cerutti
Commemorazione di Achille Marazza nel quarantesimo anniversario della morte
Borgomanero, salone d'onore di Villa Marazza, 20 luglio 2007
Achille Marazza era nato qui a Borgomanero il 20 luglio 1894. Oggi ricorre, quindi, il
113° anniversario della sua nascita. Ma quest'anno ricorre anche il 40° anniversario
della sua morte, avvenuta a Suna, presso la casa del fratello, l'8 febbraio 1967. Per
ricordarlo vorrei soffermarmi su tre momenti della sua vita, procedendo secondo
l'ordine cronologico. Due li ho scelti perché, anche se di solito vengono trascurati,
a mio parere indicano la permanente attualità della figura di Marazza. Inoltre
entrambi riguardano le vicende della nostra città, testimoniando un legame tra la
biografia di Marazza e la storia di Borgomanero che negli anni non è mai stato
molto evidenziato. L'altro l'ho scelto perché recentemente è stato riportato
nuovamente al centro dell'attenzione, in un contesto che ha lasciato molte ombre
ingiustificate, e mi sembra un dovere, in questa sede e in questa circostanza,
ricostruire con precisione i fatti in questione alla luce dei documenti. Ho scelto,
invece, di non ripercorrere la sua attività nella Resistenza e la sua esperienza come
uomo di governo e come parlamentare, non perché non li ritenga momenti
importanti, anzi, ma perché sono molto noti e sono quelli che vengono di solito
ricordati.
La vita pubblica di Marazza incomincia nella Fuci, l'associazione degli universitari
cattolici, a cui si iscrive ancora liceale. Nel 1914, a soli vent'anni, è eletto
vicepresidente. Presidente è Giovan Battista Migliori, che avrà un ruolo di rilievo
nelle vicende del popolarismo milanese, e assistente ecclesiastico è monsignor
Giandomenico Pini, con cui stringerà una solida amicizia. Pini - dopo essere stato
parroco di San Carlo al corso a Milano e assistente di Achille Ratti, il futuro Pio XI,
alla biblioteca ambrosiana - era diventato assistente ecclesiastico della Fuci nel
1907. Sostenitore del partito popolare fin dalla sua fondazione, si era battuto
perché la Fuci fiancheggiasse attivamente la componente antifascista del partito.
Venne perciò allontanato per intervento diretto del Vaticano prima dalla Fuci, e
poi da tutti gli ambienti giovanili cattolici, tra il 1922 e il 1923. Si ritirò ad Arona,
dove la sua famiglia si era trasferita da Milano fin dal 1874, mantenendo una rete
fittissima di contatti personali. Oltre che nella formazione di Marazza, sarà decisivo
nella formazione di altri due esponenti di spicco del popolarismo delle nostre zone,
Carlo Torelli, nato nel 1904, e Giacomo Luigi Borgna, nato nel 1902.
Quando l'Italia entra nella prima guerra mondiale, Marazza, come molti
giovani provenienti dalla Fuci, si arruola come volontario, disattendendo la
posizione neutralista della chiesa. All'interno del mondo cattolico il dibattito tra
neutralismo e interventismo assume connotazioni del tutto diverse rispetto a quelle
che segnano il resto del paese. Il neutralismo della gerarchia ecclesiastica, infatti,
trae origine direttamente dal non expedit, il rifiuto di partecipare alla vita dello
stato italiano colpevole di aver posto fine al potere temporale del papa,
costringendolo a ritirarsi in Vaticano. L'interventismo dei giovani cattolici trae
origine, invece, dalla volontà di partecipare a pieno titolo alla vita dello stato,
superando le imposizioni della gerarchia, che sopportavano sempre meno. Si
sentivano cittadini italiani a tutti gli effetti, e non stranieri in patria come
pretendeva la chiesa. Il loro interventismo era dunque patriottico e non certo
nazionalista, più vicino, semmai, alle posizioni dell'interventismo democratico,
come dimostreranno le vicende del dopoguerra. Inviato al fronte, Marazza viene
colpito a un piede il 18 settembre 1915, riportando una ferita che gli lascerà per
tutta la vita una fastidiosa zoppìa, e concluderà la guerra nei servizi di fureria.
L'esperienza della guerra, con la tragedia delle trincee e la gigantesca
accelerazione che imporrà al processo di apertura degli stati liberali ai movimenti
di massa, spinge il giovane Marazza a gettarsi senza esitazioni nella lotta politica
che segna il dopoguerra italiano. Nel 1919 si iscrive, fin dalla sua fondazione, al
partito popolare e nel 1920 viene candidato al consiglio comunale di
Borgomanero e al consiglio provinciale di Novara. I consigli comunali erano in
carica dal 1914, ed erano stati eletti con le leggi elettorali poi raccolte nel testo
unico del 4 febbraio 1915. Il consiglio veniva eletto con il meccanismo del voto
limitato - l'espressione, cioè, di un numero di preferenze pari ai quattro quinti dei
consiglieri da eleggere - e durava in carica quattro anni. Il sindaco e la giunta
venivano eletti dal consiglio nel suo seno. Il diritto di voto era stato esteso da
Giolitti nel 1912 nella direzione del suffragio universale. Senza limitazioni soltanto
per gli uomini che avevano compiuto i trent'anni, non prevedeva il voto alle
donne, mentre per gli uomini in età compresa tra i ventuno - allora la maggiore
età - e i trent'anni restavano attive una serie di limitazioni legate al censo e al
livello di istruzione. Per intenderci, avevano maturato in questo modo il diritto di
voto circa il 23% degli abitanti. Per questo sempre più sovente in letteratura si
definisce questo tipo di suffragio "quasi-universale". Le elezioni politiche del 1919
avevano, però, introdotto nel sistema italiano due grandi novità, entrambe
direttamente riconducibili agli sconvolgimenti della guerra: il sistema elettorale
proporzionale con scrutinio di lista e il suffragio universale maschile. Il sistema
elettorale proporzionale con scrutinio di lista - corretto dal panachage, la
possibilità di esprimere preferenze scelte da liste diverse da quella per cui si
esprimeva il voto - sostituiva il maggioritario di collegio a ballottaggio chiuso - cioè
tra i due candidati che avevano conseguito il maggior numero di suffragi, nel
caso in cui nessun candidato avesse raggiunto il 50% dei suffragi al primo turno - in
vigore dall'unità, tranne che per una breve parentesi nelle elezioni del 1882 e del
1887, nelle quali era stato sostituito da un sistema maggioritario plurinominale di
collegio. Il suffragio non solo era stato esteso senza alcuna limitazione a tutti gli
uomini maggiorenni, ma erano stati ammessi al voto anche i minorenni che
avevano partecipato alla guerra. Non era, ovviamente, possibile escludere dal
voto chi era stato mandato a morire in trincea. Queste innovazioni introdotte da
Nitti segnarono l'ingresso dei movimenti di massa nel quadro istituzionale dello
stato liberale. E i risultati elettorali lo confermarono: il partito socialista ottenne 156
seggi, il partito popolare ne ottenne 100. Il rischio di rinviare ulteriormente il rinnovo
dei consigli, in un primo tempo già previsto per il 1919, a causa dei tempi richiesti
dall'iter parlamentare, non consentì di introdurre il proporzionale anche nelle
elezioni amministrative, nonostante l'accordo tra Turati e Sturzo, e nell'ottobre del
1920 si andò votare con il vecchio sistema.
Nonostante l'utilizzo di un sistema elettorale potenzialmente più favorevole
alle forze politiche di matrice liberale, anche le elezioni amministrative segnarono il successo di socialisti e popolari. Nella nostra zona, a Novara rivinsero i socialisti del
sindaco in carica Giuseppe Bonfantini, ad Arona i "partiti popolari" raccolti intorno
al sindaco socialista Giovanni Torti. A Borgomanero, invece, ci fu una netta
affermazione del partito popolare, e Marazza divenne ben presto il punto di
riferimento del gruppo consigliare. E, piccola curiosità, membro del lascito Tornielli,
anche lui alle prese con finestre da allargare e muri da spostare. Oltre che per la
sua indiscussa sagacia politica, cui sovente ricorrevano anche i sindaci Malaguzzi
e Valsesia, la posizione di Marazza nel partito di Borgomanero diventa centrale
per il ruolo di tramite che assume nei confronti del particolarmente vivace
popolarismo milanese. Nel frattempo, infatti, Marazza si era laureato a Pavia in
giurisprudenza, come Giacomo Luigi Borgna, e aveva aperto uno studio a Milano,
nella centralissima via Cusani. Significativi i titoli di due delle quattro tesine, che
allora accompagnavano la tesi laurea, di Marazza, che rivelano non solo
l'interesse ormai stabile per la politica, ma anche l'elaborazione di posizioni molto
avanzate. La prima tesina verteva sull'utilità dei consigli di fabbrica, la seconda
sull'opportunità di adottare l'applicazione della rappresentanza proporzionale alle
elezioni amministrative.
Ma la situazione politica in Italia precipita velocemente. Tra il maggio e il
luglio del 1922 si registrano in diverse città italiane - Ferrara, Bologna, Cremona,
Rimini, Andria, Viterbo, Sestri Ponente e Novara - una serie di spedizioni
squadristiche guidate dai ras del fascismo locale, quali Balbo e Farinacci, che
hanno come bersaglio le organizzazioni del movimento operaio e del movimento
cattolico e le amministrazioni locali governate dal partito socialista. Nel corso di
quella che la storiografia locale ha chiamato la "battaglia di Novara" del luglio del
1922, saranno costretti alle dimissioni il sindaco di Novara, Bonfantini e il sindaco di
Arona, Torti. E nell'agosto seguente anche il sindaco di Milano, l'aronese Angelo
Filippetti. Sarà Gabriele D'Annunzio a guidare i manipoli fascisti che deporranno la
giunta socialista e ad arringare la folla la sera del 3 agosto dal balcone di Palazzo
Marino. Nell'ottobre del 1922, a seguito della marcia su Roma, al culmine delle
violenze fasciste e registrando le scelte di gran parte della classe dirigente, il re
affida l'incarico di formare il governo a Mussolini. Governo nel quale entrerà il
partito popolare, sia per le pressioni del Vaticano, sia per la convinzione che De
Gasperi condivideva con molti esponenti liberali, quali Giolitti, Salandra, lo stesso
Croce, di riuscire a costituzionalizzare il fascismo. Il progetto rivelò subito tutta la
sua fragilità e in un drammatico congresso tenuto a Torino nell'aprile del 1923 il
partito si spezzò su tre posizioni. Quella dei clerico-fascisti, che, con il pieno
appoggio del Vaticano, premevano per lo scioglimento del partito all'interno del
movimento fascista; quella di De Gasperi, che si affermò a larga maggioranza,
contrario alla rottura unilaterale con Mussolini, ma determinato a lasciare il
governo alla prima forzatura fascista; e quella della sinistra di Guido Miglioli,
sindacalista bresciano, deciso a uscire immediatamente dal governo per animare
un fronte antifascista, posizione sulla quale si schierarono sia Giacomo Luigi
Borgna, che Carlo Torelli. L'esito del congresso di Torino spinge Mussolini a
estromettere i popolari dal governo e a far votare la legge Acerbo, che
sopprimeva il proporzionale caro ai popolari, per sostituirlo con un premio di
maggioranza particolarmente distorcente: la coalizione che otteneva il 25% dei
suffragi si vedeva assegnato il 75% dei seggi. Nel luglio, poi, su pressioni del
Vaticano, sollecitato da Mussolini che lo riteneva un ostacolo insormontabile,
Sturzo viene costretto a lasciare la segreteria del partito popolare, sostituito da un triumvirato composto da Gronchi, Spataro e Rodinò.
Come conseguenza di questi fatti anche le amministrazioni locali rette dai
popolari diventano bersaglio della violenza fascista. Così succede a
Borgomanero, dove i consiglieri della maggioranza popolare cominciano ad
essere oggetto di insistenti diffamazioni e di intimidazioni personali. Sintomatiche le minacce ricevute da Giacomo Luigi Borgna, cui il pretore intimò di sospendere
immediatamente l'attività nel partito popolare se non voleva che il padre fosse
trasferito con la famiglia in Calabria. Le intimidazioni arrivano al punto di rendere
estremamente difficoltose le sedute del consiglio comunale, per la presenza tra il
pubblico di militanti fascisti urlanti accuse e minacce. Marazza cerca di
convincere i consiglieri popolari a non farsi sopraffare, ma l'impresa si rivela
estremamente difficile. Anche l'opinione diffusa tra i notabili cittadini è di non
insistere a tenere in piedi il consiglio comunale ad ogni costo e di cedere alle
minacce, prendendo atto dei rapporti di forza e della direzione che stava
prendendo la vita politica italiana. La situazione precipita quando le accuse
fasciste al sindaco e agli assessori vengono prese in considerazione dal prefetto,
che minaccia di sciogliere il consiglio. Marazza si incarica di scrivere il documento
che adotta il consiglio in risposta ai rilievi del prefetto, documento nel quale il
consiglio non si limita a difendere il proprio operato, ma attacca la prefettura,
dimostrandone l'evidente parzialità. E d'altronde la prefettura risponde al ministero
dell'interno di un governo ormai interamente fascista, con solo qualche esponente
liberale in posizione marginale. Nel frattempo Marazza si candida alle elezioni
provinciali, che avrebbero dovuto tenersi nell'estate del 1923. Nel luglio la
situazione precipita. Il giorno 6 il sindaco Giuseppe Valsesia si dimette con gli
assessori Malaguzzi, Mordasini, Zanetta e Brigatti, sfiniti dagli attacchi fascisti. Il giorno 8, Marazza viene aggredito per due volte, durante un giro di propaganda
elettorale. Al mattino a Borgomanero, in piazza Vittorio Emanuele, oggi piazza
Martiri, da un manipolo guidato dal capo del fascismo novarese Amedeo Belloni -
segno che Marazza era particolarmente temuto - e dal borgomanerese Corrado
Rocchi, mentre era in compagnia del deputato popolare Arturo Baranzini, di
Edoardo Clerici e del caro amico Alessandro Molli. Al pomeriggio di nuovo dagli
uomini di Belloni, che impediscono a Marazza e Baranzini di transitare per
Gozzano. Il 25 luglio Marazza subisce una nuova aggressione a Borgomanero. E il
17 agosto del 1923 il consiglio comunale di Borgomanero viene sciolto dal
prefetto. Perché i cittadini borgomaneresi ritornino a eleggere liberamente i propri
rappresentanti bisognerà attendere il marzo del 1946.
Mi sono soffermato su questa parte della vita pubblica di Marazza perché
ritengono rappresenti un momento centrale della sua biografia, che è stato a
lungo trascurato, quasi fosse un prologo sfortunato dell'azione che lo vide
protagonista nella Resistenza e nella ricostruzione. E del resto questa era
fondamentalmente l'opinione dello stesso Marazza, che nella redazione del suo
testamento chiederà che vengano conservati con particolare cura i documenti
della sua attività nella Resistenza, nel governo e in parlamento. La memoria della
Resistenza e le lotte e le convergenze che hanno segnato la stagione della
costruzione della democrazia hanno lasciato sullo sfondo chi si è battuto per
difendere le istituzioni democratiche negli anni decisivi tra il 1919 e il 1925. Nelle
comunità raramente si ha memoria di chi ha saputo attraversare con dignità il
ventennio fascista senza piegarsi, restando coerente a un'idea diversa di
convivenza civile. Per i giovani che uscivano dalla Resistenza, i vecchi popolari e i
vecchi socialisti, i liberali e i democratici che si opposero alla distruzione delle
libertà e dei diritti erano uomini segnati dalla sconfitta, ai quali il futuro non
avrebbe riservato nessuno spazio. Di fronte alla lotta di liberazione, e magari alla
rivoluzione prossima ventura, l'opposizione dell'Aventino o le puntigliose repliche di Marazza al prefetto parevano azioni velleitarie di un mondo perdente, da lasciarsi
rapidamente alle spalle, insieme alla sua imperdonabile ingenuità di riporre la
propria fiducia nelle istituzioni e nella sensibilità dell'opinione pubblica. E
lasciandoselo alle spalle, magari, riuscire a non fare i conti con i propri errori, con le proprie sottovalutazioni della centralità delle istituzioni democratiche. Sostanza e non forma era il nuovo punto di riferimento. E, invece, più passa il tempo, più acquistiamo distanza dai fatti, più mi sembra diventi evidente che l'evento
centrale che condiziona ancora oggi la vita pubblica italiana sia contenuto in
quegli anni. La Resistenza e il primo cinquantennio repubblicano sembrano essere
evaporati senza quasi lasciare traccia, senza essere riusciti a dare una risposta
definitiva a quei dilemmi, che ci ritroviamo quasi intatti. Nello svolgimento della
sua parabola, lo stato liberale aveva mantenuto l'Italia all'interno del comune
patrimonio della civiltà europea, anche se forse non in posizione di primo piano,
per i ritardi dovuti alle travagliate vicende della nostra storia. Al termine della
prima guerra mondiale, quando quella che Élie Halévy ha definito "l'era delle
tirannie" sottopone a fortissima sollecitazione il processo di apertura dei sistemi
liberali alla partecipazione democratica, l'Italia cede di schianto e si chiama fuori.
La sua classe dirigente sceglie la semplificazione del fascismo, che raccoglie tutte
le istanze che rifiutano la complessità dell'età moderna, per unificarle nel culto del capo, che dispensa tutti dall'assumersi le proprie responsabilità. È per questo che dobbiamo essere grati a quei pochi uomini che seppero tenere viva in Italia la
grande tradizione europea, impegnandosi nella difesa delle istituzioni, senza
sognare soluzioni palingenetiche, che alla resa dei conti favorirono l'ascesa del
fascismo. È grazie a uomini come Matteotti, Turati, Amendola, De Gasperi,
Spataro, Salvemini, Gobetti e a chi fu al loro fianco che resta in piedi una
tradizione alla quale ricollegarci. Uomini tra i quali certamente figura Achille
Marazza.
Esemplare fu anche il modo con cui Marazza attraversò il ventennio. Chiuso
ogni spazio politico dalle leggi fascistissime del 1925-26 e dagli allineamenti della
politica internazionale favorevoli al fascismo, per chi rimaneva in Italia si poneva il
problema di quale atteggiamento assumere verso un regime che chiedeva
adesione in ogni articolazione della vita sociale. Marazza scelse di ritirarsi dalla vita
pubblica, dedicandosi al suo studio di avvocato, senza mai piegarsi a prendere la
tessera del Pnf. Una scelta di grande valore etico, che lo penalizzò non poco
anche nella professione. Scelta che condivise con Carlo Torelli e Giacomo Luigi
Borgna, entrambi, tra l'altro, con famiglie numerose a cui provvedere. Per i militanti
popolari, poi, al dolore di vedere il paese consegnato a un manipolo di
avventurieri - un paese che si sarebbe bruscamente risvegliato solo davanti agli
scarponi di cartone con i quali i suoi soldati furono mandati ad affrontare la
campagna di Russia - si aggiungeva la grande amarezza di vedere la chiesa, che
già aveva affossato il partito popolare, impedire qualsiasi iniziativa cattolica ostile
al regime, con il quale aveva firmato il concordato che aveva posto fine dopo
quasi sessant'anni alla questione romana. Marazza, d'altronde, mantenne per
tutta la vita una rimarchevole indipendenza di giudizio nei confronti della
gerarchia cattolica, caratteristica di chi, come lui, proveniva dall'esperienza del
partito popolare. Al proposito due circostanze, tra le altre, mi sembrano
paradigmatiche. La prima è un episodio verificatosi durante le famose trattative
per la resa di Mussolini all'arcivescovado di Milano. Di fronte al cardinale Schuster
che con eccessiva deferenza dava retta al maresciallo Graziani che sproloquiava
sull'onore dell'Italia, Marazza perse le staffe apostrofando con durezza il cardinale
per ricordargli che l'onore dell'Italia era stato salvato dal Cln. La seconda riguarda
un appunto conservato tra le sue carte. A margine di un articolo del giornale dei
barnabiti dell'Istituto Zaccaria di Milano che si vantavano di aver svolto una
decisiva opera di mediazione per prevenire ulteriori danni alla città, Marazza
aggiunse di suo pugno "intanto però Padre Corna - unico in Milano - mi rifiutava il
permesso di tenere una riunione del CLNAI nell'Istituto". Ma la scelta di ostentare la
propria estraneità al regime non si esauriva nella dimensione etica, ma conteneva
anche un valore politico di prima grandezza. Quando tutti gli spazi erano chiusi,
quando tutti si adattavano, magari solo per sopravvivere, restava qualcuno
disposto a pagare qualsiasi prezzo pur di non piegarsi, qualcuno che dimostrava
che c'è sempre la possibilità di non farsi annullare, qualcuno soprattutto che
scommetteva su un futuro diverso. Non piegarsi diventava un investimento
politico.
Fu grazie a questa distanza mantenuta per tutto il ventennio che Marazza fu
pronto a entrare in azione fin dal 1938, raccogliendo nel suo studio le prime riunioni
che portarono alla formulazione delle Linee ricostruttive da cui nacque la
democrazia cristiana. Marazza seppe fare da tramite tra il movimento guelfo,
l'unico movimento antifascista cattolico, e il mondo popolare che non si era
piegato, rappresentato da Edoardo Clerici, aggredito dai fascisti con Marazza in
piazza a Borgomanero nel 1923, futuro costituente, Giovanni Gronchi, Augusto De
Gasperi e Alcide De Gasperi, che passeranno nel 1943 da villa Bonola per sfuggire
ai bombardamenti di Milano. Il movimento guelfo era sorto intorno a Piero
Malvestiti - che tra l'altro parteciperà all'esperienza della Repubblica dell'Ossola - e
a Gioacchino Malavasi, con il quale, molto verosimilmente, entrò in contatto
Marazza. In un libro-intervista curato da Giuseppe Acocella nel 1982, infatti,
Malavasi ricorda quanto l'avvocato Bonola, lo zio di Marazza, fosse stato
importante nella sua formazione politica. È da questa parte decisiva avuta da
Marazza nelle vicende che portarono alla fondazione della democrazia cristiana
che origina il ruolo centrale che ebbe nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta
Italia.
Il secondo momento della vita di Marazza che voglio ricordare riguarda
l'inclusione del suo nome nella lista di criminali di guerra che il governo jugoslavo
consegnò a quello italiano nell'immediato dopoguerra, chiedendone
l'estradizione. Ne parlo perché la vicenda è stata recentemente riportata alla
ribalta da tre lavori, per altro di ricercatori molto seri, e ha ricominciato a circolare.
Mi sembra che oggi, nel commemorare la figura di Marazza qui, nella casa che
ha donato alla nostra città, sia mio dovere ricostruire la vicenda per mettere un
punto fermo. I lavori a cui mi riferisco sono di Mimmo Franzinelli, Gianni Oliva e
Filippo Focardi. Tutti e tre con tagli diversi - un articolo su una rivista di divulgazione
quello di Franzinelli, un libro di alta divulgazione storica quello di Oliva e una
ricerca pubblicata su una rivista di studi storici quello di Focardi - sono dedicati alla
rinuncia dello stato italiano a chiedere l'estradizione dei criminali di guerra
tedeschi che si erano resi a vario titolo responsabili delle stragi in Italia per evitare
che le nazioni sul cui suolo l'esercito italiano aveva svolto una brutale repressione
facessero altrettanto con i nostri militari. E tutti e tre citano il caso di Marazza e del
generale Orlando, senz'altro il più famoso, nello sviluppo delle loro tesi. Tesi
largamente condivisibili, perché ricostruiscono in modo attendibile quel segmento
della storia nazionale. Ma nessuno di loro ha avuto lo scrupolo di verificare le
posizioni personali, come dovrebbe essere quando si pubblicano nomi di persone,
soprattutto se non possono replicare. È vero che nessuno dei tre dice
esplicitamente che Marazza - e Orlando - erano dei criminali di guerra, ma
semplicemente che furono accusati di esserlo; ma utilizzata la circostanza
all'interno dei rispettivi discorsi hanno lasciato cadere la vicenda specifica, dando
spazio, se non altro, al dubbio che la biografia di Marazza non fosse così lineare,
ma nascondesse un passato oscuro.
Marazza viene richiamato dall'esercito nell'estate del 1942. Raggiunge il 23°
reggimento di fanteria tra il 2 e il 3 di settembre in Slovenia. Ha già quarantotto
anni e da qualche anno - da quando si sono riaperti spazi di azione politica sia
nella società italiana, sia nella politica internazionale, per la scelta italiana di
schierarsi a fianco della politica espansionista di Hitler - ha ripreso l'attività
antifascista. Il suo giudizio sulla guerra è di chiara disapprovazione. Inoltre, come
tutti gli antifascisti vive la profonda lacerazione interiore di chi sa che solo una
severa sconfitta militare dell'Italia può provocare la caduta del fascismo. Tuttavia
ritiene suo dovere di cittadino italiano rispondere alla chiamata. Resterà in
Slovenia fino al 15 o al 16 - la documentazione, come è facilmente comprensibile,
non è chiara - settembre del 1943, quando raduna i suoi uomini e li riporta in Italia
dopo una marcia di cinquecento chilometri, nonostante la menomazione al
piede, per dar vita subito a una formazione partigiana in Val Vigezzo. Formazione
che dovrà lasciare dopo poco più di un mese a causa della ferita al piede, e alla
non più giovane età, poco adatta alle notti all'addiaccio, per tornare a Milano
dove comincia subito l'attività clandestina.
Il 17 ottobre 1945 il nome di Marazza è inserito nell'elenco dei criminali di
guerra di cui il governo jugoslavo chiede l'estradizione. In quel momento Marazza
è sottosegretario alla pubblica istruzione nel governo Parri. Viene disposta
un'inchiesta interna per verificare la consistenza delle richieste jugoslave, ma la
notizia passa sotto silenzio, senza destare alcun clamore. Nel 1947, dopo la firma
del trattato di pace, avvenuta il 10 febbraio, la Jugoslavia chiede, il 18 dicembre,
l'arresto e la consegna di Marazza, registrando il suo nome nella lista di criminali di
guerra depositata presso le Nazioni Unite. Dal 31 maggio Marazza è
sottosegretario all'interno, essendo ministro Scelba, nel quarto ministero De
Gasperi, e in questa veste nel settembre era stato inviato in missione a Gorizia,
appena restituita all'amministrazione italiana. Nella sua relazione alla Costituente,
Marazza denunciò con vigore le deportazioni eseguite dal governo jugoslavo
durante l'occupazione della città, con l'evidente scopo di snazionalizzarla. È in
questa circostanza che esplode il caso mediatico. La stampa di sinistra,
specialmente l'Unità, riporta con enfasi le accuse jugoslave. E non è difficile capire
perché. La formazione del governo, avvenuta dopo il viaggio di De Gasperi negli
Stati Uniti, aveva segnato la fine dei governi del Cln, con l'estromissione delle
sinistre. Inoltre, l'incipiente guerra fredda vedeva il partito comunista schierato al
fianco del partito fratello jugoslavo. È questa querelle mediatica - all'Unità si
contrapposero sia La Stampa, che il Corriere della Sera - che i tre lavori a cui mi
riferivo prima utilizzano nelle loro argomentazioni, come esempio delle richieste dei
paesi che avevano subito l'occupazione italiana. La vicenda tornerà alla ribalta
delle cronache nel 1952, quando Marazza e Alfredo Pizzoni - l'oggi ingiustamente
dimenticato, nonostante la pubblicazione delle sue memorie a cura di Gian Enrico
Rusconi di una decina di anni fa, presidente del Cln Alta Italia, esponente liberale
e banchiere, la cui rete di conoscenze ebbe un ruolo decisivo nel procurare
finanziamenti alla lotta di liberazione e nel rendere affidabile presso gli inglesi
l'organizzazione clandestina - furono chiamati a testimoniare, in virtù delle cariche
che ricoprivano durante la guerra, al processo di Lucca per i fatti di Porzus, una
delle pagine più nere della Resistenza italiana, quando partigiani comunisti filojugoslavi
passarono per le armi gli uomini del comandante della Osoppo "Bolla". La
legazione jugoslava a Roma reagisce subito, inoltrando una nota per lamentare
che vengono ascoltati come testimoni «dei fascisti e collaborazionisti notori». Ma
questa volta gli jugoslavi sbagliano persino il nome, indicando «Mario Marazza».
Già da questa sommaria ricostruzione dei fatti è possibile trarre alcune
conclusioni. Risulta evidente che il governo jugoslavo non ha seguito con costanza
la vicenda, che riemerge solo quando Marazza viene incaricato di occuparsi delle
questioni che riguardano il confine orientale, che resterà un punto critico dei
rapporti italo-jugoslavi fino al trattato di Osimo degli anni settanta. Non tanto la
ricerca della giustizia, quindi, quanto l'opportunità politica sembra guidarne
l'azione. Lo stesso clamore suscitato in Italia - e che, come abbiamo visto, lascerà
tracce fino ad oggi - nasce per effetto del contesto politico. Nel clima di unità
ciellenistica del governo Parri la vicenda di Marazza passa sotto silenzio, nel clima
di scontro nato in seguito alla formazione del quarto governo De Gasperi e
all'incipiente guerra fredda le motivazioni di politica interna e le motivazioni di
solidarietà internazionalistica spingono le sinistre a cavalcare la vicenda.
Un ulteriore, e decisivo, elemento si ricava esaminando la documentazione
jugoslava. Gli episodi citati per motivare le richieste di estradizione, infatti, si
svolgono tutti tra il giugno e il luglio del 1942, quando Marazza si trova ancora a
Milano. Questo fatto, unito alla circostanza che insieme a quella di Marazza viene
chiesta l'incriminazione di molti medici militari, suggerisce l'interpretazione che
probabilmente gli jugoslavi hanno trovato delle casse di documenti abbandonati
dal nostro esercito in rotta e da lì, solo da lì, e non da testimonianze circostanziate
e riscontri oggettivi, hanno ricavato i nomi dei nostri ufficiali senza, però, essere in
grado di farli corrispondere a episodi precisi. Quando, poi, si sono accorti che
alcuni di essi - Marazza, Orlando - erano diventati protagonisti della vita politica
del dopoguerra ne hanno fatto un utilizzo strumentale.
E infatti il 29 settembre del 1960 il console generale della Repubblica
Jugoslava di Milano comunica a Marazza che con decreto della Procura
Federale n. KTR-11-112/60 il suo nome è stato cancellato «dalla evidenza dei
criminali di guerra ed in base dello stesso decreto è stata abolita la decisione della
ex Commissione dello Stato per gli accertamenti dei crimini degli occupatori e dei
loro collaboratori della R.P. di Slovenia F. N° 120 e 212/44 e Pres. N° 778/49 del 14
ottobre 1944 con la quale Lei fu registrato come criminale di guerra». Il documento
si trova tra le carte di Marazza, ed è stato pubblicato da Virginia Carini Dainotti
nella biografia dedicata a Marazza nel 1987. Pubblicato in una nota, e senza
particolare evidenza, come chiusura scontata di una vicenda ormai
definitivamente consegnata al passato e che, nella sua evidente pretestuosità,
non aveva contato molto nella definizione della personalità di Marazza. E lo stesso
Marazza non diede particolare rilievo pubblico alla conclusione di quello che
riteneva un antipatico incidente di percorso, da mettere in conto quando si
agisce sulla scena politica.
Il terzo momento della vita di Marazza che ricordo questa sera è l'ultimo atto
pubblico della sua vita, la decisione di donare alla città di Borgomanero la sua
casa, per farne una biblioteca pubblica. Il legame con Borgomanero si era
mantenuto per tutta la sua vita. Qui era nato, qui, nella chiesetta di Loreto, si
erano sposati i suoi genitori, di qui era la famiglia della madre, che qui, in questa
casa, visse fino alla morte. Famiglia che - dopo aver perso il padre quando era
ancora un bambino - divenne il suo punto di riferimento, stringendo un legame
particolarmente significativo con lo zio Giulio Bonola, che gli lasciò questa casa.
Tuttavia il lascito alla nostra città è profondamente diverso dai lasciti dai tratti
quasi feudali dei notabili alle terre di origine delle loro famiglie, che caratterizzano
molti borghi italiani. La diversità è racchiusa nell'idea di vincolarlo alla costituzione
di una biblioteca pubblica, pensata come strumento di crescita collettiva, motore
di uno sviluppo culturale in grado di dare equilibrio al passaggio da una società
prevalentemente agricola a una industriale, conseguenza dell'impetuoso sviluppo
economico degli anni cinquanta-sessanta. In questo quadro concettuale la
diffusione delle conoscenze non è intesa tanto come strumento per sostenere la
crescita economica, quanto come strumento per diffondere la consapevolezza
dei processi sociali e politici, qualità indispensabile per formare cittadini in grado di
partecipare alla costruzione della democrazia.
Si tratta di una concezione molto avanzata, le cui radici mi sembra possano
essere rintracciate nel concetto stesso di biblioteca pubblica, che è un concetto
molto preciso nella storia delle biblioteche italiane. In Italia fino alla fine della
seconda guerra mondiale c'erano stati due tipi di biblioteche ben distinti, due
mondi completamente separati e non in comunicazione tra loro. Uno era quello
delle grandi biblioteche: le biblioteche nazionali, delle università e dei centri di
ricerca, le biblioteche ecclesiastiche - quali la biblioteca vaticana e la biblioteca
ambrosiana - e le biblioteche civiche, direttamente collegate alla storia degli stati
preunitari e delle città rinascimentali. Biblioteche utilizzate dagli studiosi, ma
soprattutto biblioteche la cui funzione principale era di costruire una tradizione,
delle dinastie e delle città, prima, e della nazione poi. L'altro era quello delle
biblioteche rurali e delle biblioteche popolari, dotate di un patrimonio librario
minimo, che nascono per i ceti subalterni a partire dalla seconda metà
dell'ottocento, sia con intenti paternalistici, sia con intenti di emancipazione
politica e sociale, ma in questo caso quasi mai svincolati da opzioni fortemente
ideologiche. A partire dagli anni venti, per merito di quello che è stato forse il più
grande bibliotecario italiano, Luigi De Gregori, incomincia a essere conosciuto
anche in Italia il modello anglosassone della Public Library, una biblioteca pensata
per tutti i cittadini in quanto cittadini. Intorno a De Gregori si raccoglie un gruppo
di giovani bibliotecari, che alla fine della guerra comincerà a elaborare un
progetto per trasformare il mondo delle biblioteche italiane. A fianco delle
biblioteche specializzate dedicate allo studio, viene prevista una rete diffusa di
biblioteche pubbliche, in grado di contribuire al superamento delle discriminazioni
sociali, che tanta parte avevano avuto nel ritardo della nascita di una società
civile in Italia, con le conseguenze che alla fine della guerra erano sotto gli occhi
di tutti. La realizzazione più significativa in questo senso è la spettacolare
trasformazione della biblioteca Sormani di Milano. Grazie anche a un ruolo più
attivo dei bibliotecari, non più solo conservatori del patrimonio librario, ma
partecipi divulgatori delle conoscenze, si rende possibile a tutti avvicinarsi alla
grande letteratura, ma anche alle letture più semplici come modo di impiegare il
nascente tempo libero secondo modelli diffusi da tempo nel resto d'Europa,
studiare, coltivare conoscenze, sia per motivi di crescita professionale che di
arricchimento personale, costruirsi una cultura civica e a partire da questa le
proprie idee politiche. L'idea centrale del progetto della biblioteca pubblica è
che la cultura contribuisce in modo determinante a formare una comune idea di
cittadinanza, un patrimonio di valori condivisi che dà vita alla società, sul quale
ciascuno articola, poi, le proprie preferenze politiche. L'espressione più compiuta
di questo programma si trova nel libro di Virginia Carini Dainotti - una dei giovani
bibliotecari che si erano raccolti intorno a Luigi De Gregori - pubblicato nel 1964
con il titolo La biblioteca pubblica istituto di democrazia, dove trovano ampio
spazio anche gli aspetti tecnici dell'allestimento di una biblioteca pubblica. E,
direi, anche nello statuto originario della Fondazione Marazza, scritto dalla stessa
Carini Dainotti, che Achille Marazza volle tra gli esecutori del suo testamento.
Marazza, sottosegretario alla pubblica istruzione nel governo Parri, aveva avuto
modo di entrare in contatto con quel mondo e con quelle idee, e volle dare loro
una possibilità di essere realizzate lasciando la sua casa, e i suoi libri, alla nostra
città.
E d'altronde erano idee in sintonia con l'idea di democrazia che aveva
maturato Marazza. Costituente e, poi, parlamentare per due legislature, Marazza
aveva compreso a fondo i caratteri fondamentali della stagione che si apriva
anche nel nostro paese con la Carta del 1948. Ripercorrendo in uno scritto del
1952 le argomentazioni che Marco Minghetti aveva sviluppato nel suo libro I partiti
politici e la ingerenza loro nella giustizia e nell'amministrazione, Marazza tratteggia
con grande precisione il percorso dell'ampliamento delle funzioni dello stato che,
sull'impianto dello stato liberale, aveva portato alla nascita dello stato sociale,
mettendo in evidenza l'assoluta necessità che le persone chiamate a far parte dei
diversi organismi amministrativi e gestionali riferibili alla sfera pubblica dessero
prova di assoluta indipendenza di giudizio, rispondendo solo agli interessi comuni.
Interessi comuni che, per Marazza, come per Minghetti, richiedevano una chiara
distinzione tra militanza di partito e vita delle istituzioni, radicata in una coscienza
civica comune alle diverse appartenenze politiche.
Quando Marazza scrive queste riflessioni, la storia italiana sta andando in
tutt'altra direzione. Direzione che, per altro, segnerà la fine della sua carriera
politica nel 1958. Legato a doppio filo al mondo di De Gasperi, cui lo
accomunava l'origine popolare, non troverà più posto nella nuova democrazia
cristiana delle correnti, inaugurata dalla segretaria Fanfani. Al partito unito dal
carisma di De Gasperi e aperto al contributo di tutti quelli che avevano qualcosa
da dire, subentrerà la ferrea spartizione delle cariche secondo il peso delle tessere,
al centro come in periferia. Avere qualcosa da dire non sarebbe contato più, se
non si era in quota agli equilibri vincenti.
Possiamo immaginare che le riflessioni di Marazza sull'indipendenza di chi
riveste cariche pubbliche devono aver avuto alle orecchie dei contemporanei il
suono melanconico di un passato che non voleva capire i tempi nuovi. Che cosa
c'è di più patetico, in fondo, di un vecchio popolare che commenta lo scritto di
uno dei padri della destra storica, mentre sta nascendo la nuova politica dei
signori delle tessere? Ma se allora quel patrimonio di idee sembrava consegnato
irrimediabilmente al passato, oggi ci appare l'unico futuro possibile. E questa
biblioteca, che in questi quarant'anni è diventata parte della vita della nostra
città, lo strumento con il quale imparare a costruirlo.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
1 commenti
Etichette: cultura
domenica 24 febbraio 2008
MECAER apre un'attività a Philadelphia
La MECAER, azienda del settore aeronautico con sede a Borgomanero (nell'area della ex Siai-Marchetti), forte di un fatturato vicino ai 100 milioni di euro, estende le sue (già significative) attività all'estero. L'ultima iniziativa è a Filadelfia, con l'apertura di uno stabilimento di allestimenti per elicotteri, come si apprende da questo sito americano.
Pubblicato da
Giuseppe Volta
0
commenti
Etichette: società